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La Regia Nave Roma, corazzata orgoglio della marineria italiana, minacciosa arma temuta dai nemici, scomparve il pomeriggio del 9 settembre 1943, e non se ne seppe più nulla.

Si capiva che non vi era volontà di recuperare quella storia perché appartenente all’intera vicenda di quel tragico periodo, si capiva che c’era chi desiderava che non venisse scoperta, c’era chi voleva che rimanesse nell’oblio per sempre. Passati decine di anni oramai, quella immensa e poderosa nave da guerra era solo un relitto ferroso in fondo al mare disperso il mille pezzi. Dove fosse nessuno lo sapeva. Abbiamo sempre dichiarato a noi stessi e a chi ci ha dato l’opportunità di muoverci che l’intenzione era di individuare il luogo del naufragio seguendo quella che fu la sua rotta «storica» senza interessarci agli interessi politici di quell’avvenimento. La scomparsa della corazzata, o meglio quel particolare bellico, ancora oggi solleva opinioni contrastanti. A noi poco interessava lo schieramento politico degli ottuagenari rimasti a difendere la loro «posizione» così come poco ci sono interessate le illazioni di tutti gli addetti, presunti o veri, ai lavori.
Per giungere allo scopo è necessario «indagare», talvolta pestando i piedi a qualcuno, esponendosi al ridicolo, lavando panni sporchi che altri han preferito tenere nascosti, giungere a supposizioni all’apparenza offensive. Questa è la prassi, ci sono esempi in altre ricerche. Non ci siamo adagiati sul lavoro di altri.

Scansione tridimensionale del Canyon di Castelsardo ove la Comex individuò alcuni resti del relitto. Le linee nere indicano il percorso del Side Scan Sonar

Li abbiamo letti e interpretati, dalla caduta di Mussolini al giorno dell’armistizio, prima e dopo, compreso quelli che si occupano specificatamente del caso in questione. Ripulendoli per quanto sia possibile dal pensiero politico dell’autore.
Quando trent’anni fa, persone ferrate in materia, hanno iniziato una metodica ricerca «storica», era già troppo tardi. Parte della documentazione ufficiale nazionale era inevitabilmente andata distrutta, scomparsa, mancante per incuria o per mani troppo lunghe. Molta non era, e non è, disponibile alla libera lettura. Altro era stato redatto solo alla fine della vicenda.Tutto ciò che è contenuto in Una Preda è il frutto di una lunga ricerca di documenti e testimonianze (quando iniziammo alcuni erano ancora in vita e le loro memorie furono video registrate). Non bisogna mai tralasciare che dopo l’8 settembre l’Italia piombò nel caos.

Una Preda è un racconto redatto come un diario, avvenimento dopo avvenimento, testimonianza dopo testimonianza, fino a giungere a stimare dove il resti frammentati del relitto giacevano. Il nostro fine era di poterli filmare per pochi minuti a oltre 1200 metri di profondità per unirli al resto di un docu-film che trattava dell’intera vicenda. Non fu così.