8 settembre ’43. Ottimo pollo, disse il re, a Donna Antonia

Ex Libris La Preda 
[…] Vittorio Emanuele III, lasciata Roma con il suo seguito, prima di raggiungere Pescara ed imbarcarsi sul Baionetta, si ferma per la colazione a Crecchio senza avvertire. Mettendo in agitazione i Duchi di Bovindo che devono improvvisare.

Gli ospiti, inaspettati, si erano presentati al Castello dei Duchi di Bovino, a Crecchio, sulla via verso l’Adriatico. Erano troppi, donna Antonia dovette organizzare il pranzo in tre turni successivi. Un po’ come sui vagoni ristorante o sui piroscafi. Alle dodici in punto il re, la regina, il principe di Piemonte, Badoglio, il generale Puntoni e la nobildonna sedettero a tavola. La regina assaggiò un poco di brodo, Badoglio e il re mangiarono tutto, con grande appetito. “Era tempo che avevo voglia di mangiare pane casareccio”.

Proprio buono. “Anche questo pollo” disse il re complimentandosi con la padrona di casa.
Dopo il caffé fu tempo per il secondo turno. Al tavolo i ministri Sandalli, de Courten, il generale Gamarra, i maggiori Campello e Litta, il colonnello Valenzano, segretario di Badoglio, ed altri.
I componenti di questa visita inaspettata e improvvisa sono i nostri regnati e le personalità politiche più importanti alla guida del Paese. Un’ora dopo che la flotta italiana aveva lasciato le proprie basi costoro a bordo di alcune auto lasciano tranquillamente la città di Roma sotto gli occhi dei tedeschi.
Che non li infastidiscono. La colonna, che non incontra resistenza, è diretta a Pescara per imbarcarsi e dirigersi verso l’unico pezzetto di Italia libera: Brindisi.
Attorno alle dieci del mattino, lungo la provinciale che porta a Pescara, Umberto di Savoia fa osservare al padre, il sovrano, che sarebbe più opportuno fermarsi a metà strada piuttosto che attendere l’arrivo della corvetta sul molo di Pescara. Memore del castello dei Duchi di Bovino la colonna dirige per le strette strade polverose fino a fermarsi nel cortile del castello. Donna Antonia De Riseis si presenta in vestaglia, c’è molta sorpresa, gli ospiti man mano che passa il tempo arrivavano alla spicciolata. 50 senza contare gli autisti.
La nobildonna cerca di sistemare tutti, in primis, i reali. Poi deve pensare al pranzo. Lei non sa nulla della «fuga», è solo al corrente della caduta di Mussolini, dell’armistizio letto per radio. Vengono preparati un po’ di polli, il pane e quanto serve. Ma per fare le cose come si deve donna Antonia manda a chiamare un cuoco di alto rango, Aquilino Beneduce (1883-1964) uno dei migliori dell’epoca. Nativo proprio di quelle zonei.

Aquilino, arriva al castello, e per mezzogiorno riesce a preparare il pranzo che viene presentato con un menù in bella scrittura, in un francese storpiato, in ciascun posto a tavola:
In Onore Dei Reali d’Italia
Diner
Consommé Sevigné
Truite Saumoné a la Diplomatique
Poitrine De Dinte aux primeurs
Mousse de jambon De Yorck à la gelé
Salade Orriental
Haricots vert au Beur
Gateau Delicieuse
Pailles Japonnaie
Selle de Chevre à la Marechalle Roberts

Alle tredici e venti, terminato anche il terzo turno, tutti rifocillati risalgono in macchina e ripartono verso Pescara aeroporto. Non prima che il ministro de Courten grazie al telefono presente nel castello potesse mettersi con l’unico altro numero disponibile: la stazione dei Carabinieri di Ortona Mare. Fu grazie a questo apparecchio che il ministro poté mettersi in contatto con la corvetta.
Giunti a Pescara il gruppo viene avvertito che Baionetta è in ritardo, giungerà a tarda serata. Pensando di essere troppo esposti e non essendovi luoghi adatti alla corte il gruppo riprende la strada di Crecchio e torna al castello.
In attesa che si faccia sera. Sono circa le 15.
Il sole a quell’ora è ancora alto nel cielo
Il ricognitore tedesco si appresta a guidare i bombardieri che ha scorto in avvicinamento proprio nel bel mezzo del Golfo. Si alza di quota e dirige verso di loro. A prua del primo si abbassa e affonda in una breve picchiata. Il primo bombardiere vede la flotta italiana che lentamente sta riattraversando il Golfo. Si prepara per l’attacco mentre il ricognitore si appresta a ripetere la manovra per il successivo gruppo di aerei.
Dopo una lunga siesta di attesa, nella corte del castello rischiarata da torce improvvisate tutti risalgono sulle auto e la colonna si rimette in marca. Questa volta verso Ortona Mare. Osservando le auto del seguito il re espresse un suo dubbio alla duchessa di Bovino a cui aveva fatto la corte per tutto il tempo: «Ma tutta questa gente dove troverà posto se la nave che attendiamo è un guscio di noce?»
Non sapeva che sul molo a Ortona si sarebbero presentati in duecento. Sarebbe stato un vero e proprio arrembaggio. La corvetta Baionetta sotto l’eccessivo peso rischiò di rovesciarsi all’interno del portoi.
Alle 19 la torpediniera Orsa, una delle navi della flotta italiana, intrappolata nel Golfo dell’Asinara trasmette: terminato raccogliere naufraghi. Non posso procedere per mancanza carburante. Mia posizione 15 miglia nord est Punta Caprara. Il Roma era stato affondato da un attacco aereo tedesco e alle 16.10 scompariva. Centinaia i dispersi e deceduti.

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