Abbattucci con la pancia piena

1996. Corsica, 24 miglia al largo di Calvi, un team di cercatori di tesori ha prelevato a 2660 metri di profondità il contenuto del relitto General Abbatucci (Valery Frères & Fils). Naufragato per collisione con il brick norvegese Hwidt. Dimenticato per 127 anni.

6 maggio 1869. Ore 9. L’Abbatucci (282 t) salpa da Marsiglia con destinazione Civitavecchia.
Nelle sue stive, affermano storici e ricercatori, un malloppo di several million French francs destinato Pio IX. A bordo settantotto passeggeri e ventisei membri d’equipaggio, tra cui un dignitario vaticano, il Console del Papa a Marsiglia, Sua Eccellenza Carlo Ferrari, scortato da una sezione della Guardia Pontificia. Una volta al mese la nave fa scalo a Civitavecchia, da dove è facile raggiungere Roma. Si dice anche che vi fosse una montagna di gioielli e monete in oro oltre a lingotti diretti al Vaticano e per la difesa di Roma. E’ un periodo particolare del Risorgimento. Poco prima vi era stato l’insuccesso di Garibaldi di prendere Roma di poco successiva è la breccia di Porta Pia (20 settembre 1870). L’Abbatucci è presente in almeno due azioni pro Garibaldi. Nel 1859, documentata da una lapide nella darsena medicea di Livorno, mentre nella seconda è in rada a Catania, catturato da Garibaldi per trasportare i suoi in Calabria.
7 maggio 1869. 2 del mattino. Forte vento da SSW, mare grosso, piove. Al traverso di Calvi.
Il capitano François Niccolai, lascia il ponte ma appena entra nel suo alloggio sente l’urlo del secondo. Poi un gran tonfo. Torna sul ponte e si torva davanti la prua del brigantino norvegese Edward Hwidt, che porveniva da Genova, che ha aperto con la prua una profonda fenditura sulla fiancata prodiera di destra. Ora si sta sfilando, si discosta a luci spente, senza prestare soccorso. Niccolai, d’istinto, tenta di accostare di poppa, permettendo ad alcune persone di trasbordare e di salvarsi.

Racconta Carlo Finidori, un testimone: Il capitano Nicolai lasciò subito la sua cabina, si precipitò verso il ponte e incontrò il secondo in fondo alla scala: il brigantino che aveva appena colpito il generale Abbatucci aveva un debole potere comparativo d’impulso, si fermò e innestò il suo bompresso nel sartiame di prua dell’Abbatucci. Viceversa il piroscafo, conservando tutta la sua forza propulsiva, ha proseguito il suo percorso trascinandolo, in modo da costringerlo a cambiare direzione e prendere la stessa del suo … Il capitano Nicolai ha dato l’ordine di fermarsi. Ma sorpassando il brigantino norvegese in questo modo, il piroscafo ha rotto le sue barche di dritta. Il capitano accompagnato dal suo capo ingegnere, effettuando immediatamente un sopralluogo, scoprì un enorme buco attraverso il quale l’acqua si precipitava a prua di dritta.
Ma il brick (500 t) si allontana di nuovo, di proposito. Le paratie stagne dell’Abbatucci tengono per un’ora e mezzo, poi la nave imbarca acqua e attorno alle 4 affonda in due minuti. Cinquanta i deceduti, di più se non fosse arrivato un tre alberi norvegese, l’Embla.
Gli uomini in mare vengono prelevati dall’Embla, che, ironia della sorte, è norvegese! Tra le cinquantaquattro vittime del naufragio c’è il console pontificio Ferrari e quindici future guardie del Papa. Il capitano Nicolai viene portato con una cinquantina di superstiti a Livorno a bordo dell’Embla che scorta il brigantino, molto danneggiato (disegno in testa pagina).

Il 13 maggio 1869 il The Times scrive della vicenda.

Quattro mesi dopo a Livorno si apre il processo che arriva fino in Cassazione (1870). Una commissione di esperti composta da Luigi Rossi, capitano di fregata in pensione, Gaëtano Rella, ex luogotenente e Pietro Micheli, costruttore, fu nominata dal tribunale di Livorno e il brigantino norvegese fu dichiarato colpevole di illeciti e unico responsabile della collisione. Un omaggio al cuoco Subrero che invece di saltare sul brigantino si è impegnato a salvare vite umane. Per il capitano Nicolai e gli armatori Valery la collisione e il conseguente naufragio erano dovuti esclusivamente alla negligenza del capitano norvegese. L’avvocato del carcere solleva l’incompetenza del tribunale di Livorno, è a Marsiglia si giudicherà il caso. Nel luglio 1869, il capitano Nicolai richiese la formazione di una giuria onoraria per esaminare le circostanze di questa tragedia.
Una speciale commissione d’inchiesta va a bordo della “Roy Jérôme”, nave gemella del “Generale Abbatucci”.
In definitiva, ritiene che il capitano Nicolai sia “un uomo competente, a sangue freddo e coraggioso, che si è comportato in modo irreprensibile. Perché se avesse potuto beneficiare dell’assistenza del brigantino norvegese e di parte dell’equipaggio dell’Abbatucci che si era rifugiato a bordo, il salvataggio sarebbe stato effettuato agevolmente.
Così, in mezz’ora, tutti avrebbero potuto salvarsi. Ma per aver cercato di eseguire da solo una manovra dell’ultima possibilità, il capitano François Nicolai si ritrova citato in giudizio davanti al tribunale penale con il suo compagno e i suoi marinai per “omicidio spericolato”.
Il processo durerà tre giorni. Il 26 luglio il capitano Nicolai è condannato a 1 mese di reclusione, il secondo Giacobini a 2 anni della stessa pena e ad una multa di 50 franchi, il nostromo Alessandrini a 15 mesi e ad una multa di 50 franchi.
Cinque marinai vengono condannati a pene detentive. Il capitano, Giacobini e Alessandrini fanno appello. La Corte Imperiale di Aix con sentenza del 28 agosto 1869 assolve il Capitano Nicolai, ma conferma la condanna a carico del suo compagno, elevando a 2 anni la condanna pronunciata contro il nostromo.



Poi silenzio. Fino al 19 maggio 1996

Dopo 32 giorni di ricerca in un’area di mille miglia quadrate, la Blue Water Recoveries (inglese) individua il relitto. Il sonar ne mostra la sagoma e l’équipe si appresta al recupero del carico. Sulla tolda del rimorchiatore si riversano un numero imprecisato di importanti manufatti: anelli, bracciali, catene, orecchini, spille, collane, croci, orologi . E vetri, porcellane, lingotti di rame, bronzi. E monete d’oro: sterline della Regina Vittoria, venti franchi della Seconda Repubblica Francese e di Napoleone III, venti lire di Carlo Alberto di Savoia.
Il 7 ottobre 1997 – i reperti approdano alla casa d’aste Christie’s di Londra e venduti fra molti acquirenti.
Polluce, all’Elba, e Abbatucci, in Corsica, sono due casi irrisolti, con un parallelo. Emtrambi sono stati distrutti, squartati e il carico sottratto per essere venduto all’asta e guarda caso sempre a Londra. L’autore non è il medesimo, tra i due corre un sottile filo che li unisce quale il metodo di recupero, la vendita degli oggetti e il fatto che alcuni souvenir dell’Abbattucci si trovino in vendita su un sito di un noto venditore francese di oggettistica navale che mostrava anche quelli del Polluce. Casuale?