Cigno Nero: 1995, inizia tutto

LA RICERCA DEL RELITTO

La ricerca del relitto inizia nei primi anni novanta. Nel 1995 la Odyssey annuncia di aver individuato un(meglio il) relitto dopo due anni e di aver registrato su un’area di oltre 400 miglia quadrate ben 418 siti archeologici a profondità medie intorno ai mille metri. L’unico sito in cui si trova metallo in abbondanza si ritiene sia quello del relitto inglese. Il ROV riporta a galla le fotografie. Un’immagine con il numero di serie C165A00 datata 29 maggio 2001 mostra dettagli della culatta incrostata di cannone e riporta la firma Comex da un lato Odyssey dall’altro.

L’11 novembre del 2002 viene siglato il Sussex Project Plan in accordo con il governo britannico in cui tra l’altro sono indicate le spartizione dell’eventuale bottino: l’80% fino a 45 milioni di dollari per l’Odyssey, il 50% tra i 46 ed 500 milioni del valore ed il 40% se l’ammontare è superiore al mezzo milione. Inizio delle operazioni estate 2003. L’accordo appare online sul sito del Primo Ministro britannico (number10.gov.uk.com) per poi scomparire nel maggio del 2007. Un presupposto che qualcosa non ha funzionato a dovere. L’immagine fotografica riporta Comex.

Fotogramma con il numero di serie C165A00 del 29 maggio 200; firmato Comex e Odyssey

A CAVALLO DEL 2000 LA ODYSSEY


Non possedeva navi da ricerca e noleggiò non a caso il Minibex della Comex [le foto effettivamente mostrano quella imbarcazione] perché il meno costoso sulla piazza al costo di 20 dollari al minuto. Considerando la professionalità con cui operano ed il livello sofisticato delle apparecchiature a bordo è poco. La vera ragione è altra. C’è una sorta di società tra le due aziende riscontrabile rileggendo la storia dell’associazione ricercatori professionisti di tesori e delle singole aziende. All’annuncio dell’individuazione del relitto le azioni in borsa della Odyssey fanno un balzo in avanti prodigioso tanto da permettere l’ampliamento dell’azienda e l’acquisto di una nave da ricerca adeguata. Nel frattempo qualcosa non ha funzionato tra le due società e la Comex lascia pur avendo svolto molto lavoro e avendo dato un notevole contributo. L’azienda americana prosegue l’operazione per proprio conto ed afferma che un ricercatore indipendente ha consegnato un documento nuovo – denominato la Lettera di Livorno – in cui un diplomatico francese informa il suo governo che “la nave ammiraglia inglese si è perduta in una tempesta … c’era su quella nave un milione di piastre di cui 800.000 per il Duca di Savoi …”

MAGGIO 2007
Quando il racconto del prodigioso raccolto viene pubblicato sulle pagine dei quotidiani internazionale, dalla stampa spagnola si alzano voci indignate e contrastanti, la “voce” fa sapere che le cose non stanno proprio così. Ed ha ragione. Passa poco tempo e si viene a sapere un’altra novità molto intrigante. La nave da ricerca Ocean Alert della Odyssey aveva attraccato a Gibilterra. Normale prassi per un rifornimento. La Rocca è porto franco, non c’è bisogno di dichiarazioni doganali, non si pagano tasse, nessuno fa domande.

POCHI GIORNI DOPO ATTERRA UN 747
Qui, pochi giorni dopo atterra un 747. Questo tipo di velivolo non tocca la pista della Rocca perché al limite della lunghezza e questo fa scattare nella testa di un reporter locale la curiosità di capire cosa ci sta fa quel 747 fermo a fondo pista.

La mattina del 17 maggio una fila di camion, carica di casse, lasciò il dock del Ministro della Difesa diretta verso il jumbo della North America Airline. Furono caricate 400 scatoloni di plastica mentre altri 107 furono sistemati nei seggiolini dei passeggeri. Tutti zeppi di monete spagnole. Il reporter scatta foto e vende la notizia. Il jumbo indisturbato vola via e posa le ruote in un aeroporto poco trafficato della Florida ma si ritrova la CNN che di nascosto riprende quelle casse scaricate con molta discrezione. Vedere il servizio messo in onda e pensare che gli americani l’hanno fatta sotto al naso degli spagnoli è un tutt’uno. Scatta l’immediata reazione della Spagna. Appena l’Ocean Alert lascia Gibilterra la Guardia Civil la confisca, mentre le autorità andaluse se la prendono con quelli di Gibilterra, spagnoli venduti all’Inghilterra. Quest’ultima nel frattempo si defila.

IN TRIBUNALE: AL GIUDICE MARK PIZZO DI TAMPA
Il Governo spagnolo chiede di sapere il punto in mare dove è stato effettuato il prelievo: se in acque territoriali, se sulla parte di zoccolo sottomarino di loro sfruttamento, se in pieno oceano. Le conseguenze sarebbero molto diverse. Ovviamente la Odyssey pur obbligata dal tribunale a rivelare questa informazione chiede e ottiene che non diventi pubblica ma sia solo letta dal giudice. A questo punto le carte vengono mescolate. Il relitto da cui si sarebbero prelevato il carico non sarebbe il Sussex ma il Royal Merchant, il sogno di ogni cercatore di tesori, scomparso a circa 40 miglia da Lands End, Cornovaglia, mentre era diretto ad Anversa, con a bordo il tesoro del capitano John Limbrey e le paghe, imbarcate a Cadice, per i 30 mila soldati spagnoli che combattevano nelle Fiandre.