Criptomonete in cambio di oro

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Nel 2003: l’Istituto di Scienza e Tecnologia Oceanica (KIOST), finanziato dal governo coreano, dichiarò anche di aver localizzato il Dmitrii Donsko. L’istituto ha attualmente fotografie della nave – ripresa nel 2007 – sul suo sito ufficiale. Con le nuove speculazioni in atto, i funzionari sudcoreani hanno ammonito gli investitori creduloni dall’acquistare azioni e diffidare di tali affermazioni.
2018, 19 luglio: la Reuter da Seul lancia questa notizia:
SEOUL – Una società (di recuperi navali) sostiene di aver trovato il relitto di una nave da guerra russa con 130 miliardi di dollari di “oro” al largo delle coste della Corea del Sud ha suscitato scetticismo da parte dei ricercatori.

1893- l’incrociatore russo

Il gruppo Shinil, che ha un indirizzo a Singapore sul suo sito web, ha confermato di aver scoperto il relitto del Dmitrii Donskoi, un incrociatore corazzato russo costruito nel 1880 e affondato nel 1905 dopo aver combattuto le navi da guerra giapponesi.

La compagnia ha dichiarato che la nave ha a bordo 150 trilioni di won ($ 130 miliardi) in oro e che la settimana prossima avrebbe fornito prove a sostegno delle sue affermazioni. I rappresentanti del gruppo Shinil non hanno risposto alle richieste di commento, ma il suo comunicato stampa ha affermato come la società fosse “l’unica al mondo” ad aver scoperto la nave. La dichiarazione è stata accompagnata da foto e video di un relitto, inclusa una sezione che mostrava il nome della nave. Ha detto che il team di ricerca includeva esperti di Gran Bretagna, Canada e Corea del Sud. L’annuncio è stato contestato dal Korea Institute of Ocean Science and Technology (KIOST), che ha dichiarato ai media sudcoreani di aver scoperto il relitto nel 2003.

Una delle due foto disponibili del relitto

Di fronte al fatto che un relitto navale abbia in pancia tanto oro in “lingotti” chi lo avesse davvero individuato avrebbe speso un’altrettanta fortuna per recuperalo. Ma sopratutto avrebbe taciuto.
Oggi i quasi 500 metri di profondità sono una banalità. E di gente disposta ad impegnarsi una quantità. Oltretutto l’oro in forma di metallo è immediatamente trasformabile in denaro liquido, non ha neppure i protettori archeologici che ti impediscono di portare all’asciutto il bottino. Poi, sempre di fronte ad un simile fatto, bocche cucite, nessun comunicato, trattative segrete con le Autorità, perché c’è anche la possibilità che qualcun altro possa approfittarne e soffiarti alcune casse di lingotti. Casi già successi.
Nel mondo dei cacciatori di tesori tutto, o quasi, è ammesso.
Le cronache hanno documentato di “colpi” da manuale eseguiti sotto al naso di un intero Paese (Nuestra Senora de las Mercedes), di tesori sottratti mentre gli altri discutevano su chi ne avesse la proprietà (Ancona), di relitti ripuliti dei loro tesori da insospettabili (Polluce).
La leggenda di questo favoloso tesoro nasce nel 1993 quando sommozzatori giapponesi individuarono la Admiral Nakhimov nelle stesse acque ma non vi trovarono nulla di particolare.
Tutte queste recenti manovre puzzano di bruciato.
Che fanno pensare alla classica bufala. Una dichiarazione sul sito web della Shinil Group descrive il nuovo cambio della cripto-moneta denominato “Donskoi International” collegato al ritrovamento.
La società ha scritto (sul sito in inglese registrato a gennaio dove molto è contrassegnato in costruzione) che avrebbe “condiviso profitti” dal relitto russo con il pubblico distribuendo la sua moneta virtuale a chiunque si fosse iscritto per utilizzare lo scambio. Ha promesso ulteriori monete a coloro che hanno contribuito a iscriversi agli altri. In pratica tu compri cripto monete con denaro corrente poi avrai in futuro i profitti.
Se facciamo i conti in tasca alla Shinil qualcosa non funziona.  Dichiarano il contenuto in 200 metric tonnes (tonnellate metriche equivalenti a 200mila chili). Pari a 7.055.000.000 oncie del valore attuale di grossomodo 1230 dollari per oncia. Il che fa 8,7 miliardi di dollari e non 130.