Il Tesoro degli Abissi

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Sessanta milioni in fondo al mare
999 sovrane oro sul fondo del Tirreno tra Sicilia e Sardegna. Valore attuale 60 milioni di euro circa. Il caso volle che 12 casse di monete fossero caricate in gran segreto su un piroscafo di emigranti diretti a Filadelfia. E sempre il medesimo caso volle che un sommergibile tedesco, issando bandiera austriaca, lo affondasse senza depredarlo, com’era sua abitudine. 

Non seppe mai cosa si era perso. Era il 7 novembre 1915. L’Italia, ha già dichiarato guerra all’Austria, non alla Germania. Il naufragio diventa un caso internazionale, addirittura un casus belli. Se fosse venuta a galla la verità l’Italia avrebbe dovuto forse anticipare l’entrata in guerra. Questo naufragio scompare 

travolto dalla storia, per riemergere solo quando i cacciatori di tesori, tra il 1990 ed il 2007, cercano di depredarlo, nell’indifferenza delle nostre istituzioni, senza peraltro riuscirvi. Usandolo nell’ultimo caso come schermo per il furto del secolo. Il Tesoro degli Abissi – D. Bellomo, E. Cappelletti – Longanesi, maggio 2013 – è l’intricata vicenda spiegata con date, nomi, luoghi e documenti di prima mano, che dimostrano come il tesoro sia ancora nel relitto del piroscafo Ancona e come la caccia continui.

Domenica 7 novembre 1915, al largo di capo Carbonara, Tirreno meridionale. Verso le ore 13, il capitano Max Valentiner al comando del sommergibile tedesco U-38, inalberando la bandiera austro-ungarica, affonda il piroscafo Ancona diretto a Filadelfia con a bordo 164 uomini di equipaggio, 626 passeggeri, in gran parte donne e bambini, e un carico segreto: 12 casse di sovrane d’oro per un valore di 50 milioni di euro. Tra le 208 vittime, un funzionario del ministero dell’Agricoltura che accompagnava il tesoro con cui l’Italia avrebbe pagato una supposta partecipazione all’Expo tenutasi quell’anno a San Francisco. Le cancellerie di Washington (nel disastro sono morti nove cittadini americani), Roma, Berlino e Vienna si scambiano messaggi di accusa o di giustificazione, ma solo le prime due conoscono la verità: le 133 mila sterline oro rappresentano una tranche di un colossale contrabbando di cavalli, muli, foraggio, armi e munizioni che l’Italia – entrata in guerra da sei mesi con l’Impero austro-ungarico – ha acquistato per sé per «girarlo», forse, in parte alla Francia.

Il comandante dell’Ancona, Pietro Massardo, non rivelò mai il punto nave dell’affondamento, e per settant’anni il relitto è rimasto indisturbato. Lo ritrovò nel 1985, integro e in buone condizioni, a 471 metri di profondità, Henri Delauze, il più grande cacciatore di relitti del dopoguerra. Da allora la caccia al tesoro è diventata un’autentica spy story, che ha coinvolto ministeri degli Esteri e tribunali. Con una lunga ricerca documentaria e testimonianze dirette, gli autori ricostruiscono l’intricata vicenda. Dopo quasi un secolo, l’Ancona e i suoi morti non hanno ancora trovato pace: i predoni del mare sono sempre in agguato.

Donatello Bellomo (Busto Arsizio, 1953) è giornalista professionista e traduttore dal francese. Ha pubblicato numerosi romanzi, due raccolte di racconti e altrettanti saggi-inchiesta. Ha vinto i premi Ungaretti (1985), Tuscania (1999), Gaeta (1999) e Circeo (2011). Vive a Verona e in barca a vela.

Enrico Cappelletti (Sanremo, 1941) ha svolto per trent’anni l’attività di cronista del mare con penna e macchina fotografica per molte riviste. Ha pubblicato vari libri sui tesori sottomarini tra cui La laguna di Truk (Longanesi 2007), l’arcipelago della Micronesia dove nel 1944 affondarono decine di navi giapponesi, divenuto un vero paradiso per i subacquei di tutto il mondo; L’Oro dell’Elba – Operazione Polluce – (Magenes 2004) recupero dell’unico relitto tesoriero nazionale; Grand Bahama – L’isola del Tesoro (Magenes 2006) storia di un fortuita raccolta di migliaia di monete spagnole autentico dramma per gli scopritori. Vive a Faenza e continua la caccia ai tesori sommersi.