Mare mosso o lo zampino della Gestapo


Gruppo di criptologi francesi e polacchi nella base segreta di Cadix


E stato un naufragio oppure un colpo di mano della Gestapo per far scomparire tre dei più proficui criptografi polacchi che rientravano in incognito nella base segreta denominata Cadix, nascosta nel Castello di Fouzes, nei pressi di Uzès, in Francia.

Difficile da stabilire ancora oggi e sono molti gli storici ed i periti nautici a supportare l’idea che il Lamoricère sia stato in qualche modo “aiutato” a subire la sorte che gli è toccata. D’altra parte la società armatrice del paquebot Transports maritimes de l’Etat di Marsiglia per l’errata manovra e per lo sbandamento, a quel che si dice, del carico di carbone dovuto al mare mosso ha subito le varie fasi di un processo che si è concluso il 19 giugno 1951 con un nulla di fatto. I parenti dei passeggeri ed i sopravissuti che avevano intentato la causa – Corte di Cassazione Transports marittime de l’Etat versus Brossette e Bastrad- non hanno avuto risarcimenti perché afferma il giudice “le cause principali del naufragio non sono imputabili alla Compagnia”.
Se la causa per il naufragio è chiusa rimane aperto il dubbio.
Martedì 6 gennaio 1942 alle 17 il Lamoricière lascia Algeri con 121 uomini d’equipaggio, 272 passeggeri, 88 militari in licenza e sedici ragazzi. Il giorno seguente incontra mare mosso nel Golfo del Leone che apre una falla nel vetusto piroscafo e l’acqua entra nella carboniera.
La velocità scende ed alla 22.45 l’ufficiale radio Lejean capta l’S.O.S. del cargo Jumièges: “avaria grave- non manteniamo più la rotta- stive piene d’acqua – posizione 40°25N 4° 25 E”.
Il comandante decide di dirigere verso la posizione ma quando vi arriva del cargo non vi è più traccia. Con una riserva di carbone non sufficiente ed una velocità ridotta il comandate Milliasseau invia un messaggio radio dove indica che cambia rotta e si dirige verso le Baleari e chiede l’assistenza di un rimorchiatore. La mattina dopo arriva il rimorchiatore che dopo vari tentativi di aggancia decide che l’operazione è impossibile e rinuncia.
Tre ore dopo, alle 12,35 di venerdì 9 gennaio 1942 affonda in posizione 40°00N 4°22E (circa) a nord est di Minorca.
Scompaiono 331 persone a bordo del Lamoricière, 20 le vittime del Jumiège, 93 i superstiti. Una commissione d’indagine dichiarerà che il naufragio è dovuto alla tempesta, all’obbligo di assistenza del cargo, alla cattiva qualità del carbone ed alla quantità insufficiente.

Fotografia dell’epoca: da sinistra Gralinski, Rozycki, Smolenski nella base segreta di Cadix, sud della Francia

Il 22 febbraio il naufragio verrà riconosciuto come un evento di guerra ed alle vittime verrà riconosciuta la menzione “morti per la Francia”.
Tra le 331 persone scomparse in mare c’erano, da presumere in incognito, tre polacchi ed un francese tutti coinvolti nello spionaggio contro la Germania. Jerzy Różycki, Jan Graliński, Piotr Smoleński e il capitano francese François Lane rientravano alla base segreta francese dopo aver trascorso dalla metà del 1941 un periodo di avvicendamento speso nei pressi di Chateau Couba, Algeri, presso una ufficio Cadix altrettanto segreto. Questi tre polacchi assieme ad un altro gruppo di colleghi si occupavano di decriptare i messaggi cifrati di Enigma, la complicatissima macchina cifrante usata dai tedeschi i cui messaggi sembravano impossibili da leggersi. Fuggiti tutti e tre, assieme ad altri in Francia, dopo l’invasione della Polonia, si unirono al controspionaggio francese del famoso Deuxième Bureau riuscendo a portare avanti un lavoro che presentava rischi pesantissimi proprio sotto il naso dei tedeschi.

Monumento a Marian Rejewski a Bydgoszcz, Polonia, 2005. Capo degli criptologi polacchi che nel 1932 riuscirono a capire il funzionamento di Enigma e del codice Ultra

La storia del codice Enigma è complessa ed avvincente. In questi ultimi anni sono usciti molti lavori scritti da storici di provata capacità in cui si è finalmente riusciti a comprendere cosa si dovette fare per limitare i danni che il codice produceva.
L’azione dei polacchi, in primis, e quella dei loro alleati francesi è stata la fase più importante anche se la storia non lo riconosce perché come sempre questa viene scritta dai vincitori.
La loro vita in quegli anni fu complicatissima. Alcuni di loro furono catturati, messi in campi di prigionia, fucilati.
Altri riuscirono a scappare in maniera rocambolesca in Spagna per rientrare in Francia o andare in Inghilterra dove gli inglesi sospettarono addirittura delle loro scoperte e capacità.

La targa commemorative a Bletchley Park (11 luglio 2002). Vi è scritto: Questa targa ricorda il lavoro di Marian Rejewski, Jerzy Rozycki and Henryk Zygalski matematici del servizio dell’ intelligence polacco che per primi infransero il codice Enigma. Il loro lavoro fu di grande importanza ai criptologi di Bletchley Park e contribuì alla vittoria alleata nella Seconda Guerra Mondiale

Tanto da non passare alla storia come coloro che per primi “forzarono” il codice. Alcuni dovettero chiedere una sorta di processo di riabilitazione per essere creduti ma morirono tutti senza grandi cerimonie. Solo nel 2002 una targa a ricordo del loro lavoro fu posta in Inghilterra ed in Polonia.
La scoperta del relitto del Lamoricière riporta alla luce la storia di questi tre personaggi che furono fondamentali nello scoprire il funzionamento di una macchina tanto complessa ed ingegnosa.
Non sapremo mai se fu un vero incidente o se la mano del controspionaggio tedesco abbia fatto cedere le lamiere dello scafo per far sparire tre geni della decriptazione.




THILO HA COMMESSO UN ERRORE E I POLACCHI SI FANNO LA COPIA


Jan Graliński era il responsabile dell’ufficio cifra polacco per la sezione russa che riuscì a fuggire a Parigi dopo l’invasione nazista in Polonia. Costituì assieme ad altri esperti a Grezt-Armainvillers, 40 chilometri da Parigi, nel castello di Vignolle, la sezione nota come PC Bruno. Con l’invasione della Francia il gruppo si trasferì a Vichy nella Francia libera.
Piotr Smoleński apparteneva al medesimo gruppo di criptologi ed era della sezione russa mentre Jerzy Ròzychy era specializzato nella sezione tedesca.
Costoro nel 1942, quando morirono affogati nel naufragio del piroscafo francese, avevano alle spalle una lunga storia.
Il codice Enigma e la macchina che inviava i messaggi criptati era stato ideato dai tedeschi fra le due guerre mondiali. Per il resto del mondo rappresentava un pericolo non da poco in caso di conflitto che si concretizzò allo scoppio della seconda guerra mondiale.
Sull’argomento è stato scritto di tutto e di più e molti agenti segreti e persone a conoscenza dei molti segreti solo una ventina d’anni fa cominciarono a lasciar trapelare informazioni reali.
La decriptazione del codice viene universalmente riconosciuta agli inglesi che operavano in estrema segretezza a Blectchley Park ma raramente si ricorda che il codice fu “forzato” per la prima volta dai polacchi e che i tre che persero la vita sul Lamoricière furono coloro che riuscirono addirittura a replicare all’insaputa dei nazisti una macchina Enigma.
Questo avveniva nel 1931. Erano solo tre studenti presenti assieme ad altri venti ad un corso di cristologia che grazie alla loro capacità entrarono subito dopo all’ufficio cifra.

L’estrema segretezza di Enigma fu violata nello stesso periodo da un funzionario del Ministero della Difesa Tedesco, Hans Thilo Schmidt, che vendette i codici al controspionaggio francese. Caso volle che due anni prima un funzionario delle dogane di Varsavia di fronte ad una pesante cassa richiesta indietro dall’Ambasciata tedesca si insospettisse e scoprisse che all’interno vi era un modello di Enigma spedita in Polonia per errore. Prima di restituirla fu copiata e nessuno sospettò mai di nulla.
Furono proprio i tre che riuscirono a replicare la macchina, a comprenderne il funzionamento ed a forzare il codice tanto da leggere i messaggi inviati dai comandi tedeschi.
A questo proposito molti storici sono concordi nel ritenere che i danni riportati dalla flotta italiana nella battaglia navale al largo di capo Matapan del marzo 1941 siano dovuti all’intercettazione dei messaggi in codice Ultra che gli inglesi potevano leggere con estrema rapidità. Al termine del conflitto Wiston Churchill confessò al re Giorgio IV che solo grazie ad Ultra avevano potuto sopraffare i tedeschi.

Enigma, la macchina

L’Enigma fu sviluppata da Arthur Scherbius in varie versioni a partire dal 1919, ispirandosi al disco cifrante di Leon Battista Alberti (1404-1472) architetto, matematico.
Scherbius creò una società a Berlino per produrre tale macchina e mise in vendita la prima versione commerciale nel 1923. Diversi esemplari furono acquistati dalla Marina Militare tedesca nel 1926, poi nel 1929 il dispositivo venne acquisito dall’Esercito, e da allora in poi praticamente da ogni organizzazione militare tedesca e dalla maggior parte della gerarchia nazista.
Versioni di Enigma furono usate per quasi tutte le comunicazioni radio tedesche, spesso anche per quelle telegrafiche, durante la guerra (perfino i bollettini meteorologici vennero cifrati dall’Enigma!). Si dice che gli spagnoli (durante la Guerra civile) e gli italiani (nella Seconda Guerra Mondiale) usassero la versione commerciale, non modificata, per le comunicazioni militari. Questo però era sconsigliabile, dato che i Britannici (e forse anche altri) avevano già decifrato tale versione.
I primi a decifrare i messaggi in codice di Enigma furono i servizi segreti polacchi aiutati da grandi matematici come Alan Turing, prima del 1938, grazie all’unica debolezza del sistema cifrante, e cioè che nessuna lettera poteva mai comparire nel testo cifrato come sé stessa: l’intelligence polacco, guidato dal matematico Marian Rejewski progettò una macchina apposita chiamata Bomba, per estrarre da un messaggio enigma le chiavi di regolazione della macchina che lo aveva cifrato, e quindi poterlo decifrare a loro volta. I tedeschi però cambiarono il funzionamento di Enigma introducendo un set di cinque rotori, di cui ne venivano usati tre diversi ogni giorno: questo moltiplicava per sessanta le combinazioni possibili, e la bomba polacca non poteva affrontare un tale incremento di complessità. Il progetto venne passato agli inglesi nel 1939, che riprogettarono la Bomba, la cui evoluzione diede origine all’apparecchio Ultra e nel 1944 al calcolatore Colossus, e organizzarono una attività di intercettazione e decifrazione su vasta scala delle comunicazioni radio tedesche a Bletchley Park, una piccola cittadina con uno snodo ferroviario.
La macchina Enigma aveva l’aspetto di una macchina per scrivere con due tastiere: una vera inferiore, e la seconda fatta di lettere luminose che si accendevano ad ogni tasto premuto sulla tastiera: la sequenza delle lettere che si illuminavano dava il messaggio cifrato (o quello in chiaro, se si batteva il testo cifrato).
Il suo funzionamento si basava su tre dischi cablati, detti rotori, che avevano 26 contatti per lato (uno per ogni lettera dell’alfabeto tedesco): i cablaggi dei dischi mettevano in comunicazione ciascuna lettera su un lato con una lettera a caso sull’altro lato. I dischi erano collegati insieme da un meccanismo simile ad un odometro: il primo disco ruotava di una lettera ad ogni pressione di tasto, il secondo ruotava di una lettera ogni volta che il primo compiva un giro e il terzo ruotava di una lettera quando il secondo finiva un giro. Il terzo e ultimo rotore era collegato a un riflettore che, cablato come un rotore, scambiava a caso il contatto della lettera del terzo rotore e rispediva indietro il contatto attraverso tutti e tre i rotori: quindi la tensione applicata al contatto della lettera premuta dall’operatore sulla tastiera veniva applicata sul contatto corrispondente del primo rotore e usciva dallo stesso rotore attraverso un altro contatto, diretta stavolta verso una delle lampadine del display di Enigma.
Oltre a questo, Enigma poteva essere regolata con degli spinotti per scambiare fra loro dieci lettere con altre dieci a scelta, per maggior sicurezza; inoltre i contatti di ogni rotore da una faccia all’altra potevano venire sfalsati a piacere.