Un veliero naufraga, i superstiti fondano Mantua, a Cuba. E la chiesa della Madonna della Neve


All’incirca cent’anni dopo la morte di Colombo (c.a. 1506) giunge sulle coste di Cuba una nave con marinai italiani che per ragioni sconosciute sbarcano e fondano addirittura una città.
Sbarcano nella parte occidentale dell’isola non controllata dalla corona spagnola. Diego Velasquez, per il re di Spagna, nel 1513, con tre spedizioni simultanee, si diresse ad occidente ed esplorò via per terra la regione orientale (da Banes a Bayamo, da qui fino alla foce del fiume Cauto) e poi la costa sud fino al porto di Jagua, navigando in canoa tra bassifondi e isolotti.


Gli anfratti costieri della parte occidentale dell’isola, nella zona di capo San Antonio divennero sicuro nascondiglio di predoni, corsari e pirati o marinai che fuggivano agli uni e agli altri.
La costa è intricatissima, costituita da bassi fondali, impossibili a navigarsi se non se conosce il percorso, trappole mortali per qualunque nave anche al giorno d’oggi.
Capo San Antonio si protende verso la penisola dello Yucatan messicano e forma una sorta di strettoia, rotta obbligatoria per i velieri che risalivano verso l’Avana provenendo dalle piazzeforti meridionali di Porto Bello e Cartagena.
Nessun luogo come questo offriva la possibilità di agguati e imboscate tanto è vero che la pirateria fu debellata definitivamente solo nei primi anni del 1800.

La nave, che la leggenda racconta chiamarsi Mantua, con equipaggio ligure e veneto, al comando di tal Anatolli Fiorenzano di Acquafredda, Basilicata, fa naufragio in questo tratto di costa in un punto noto come Los Arroyos, tra il 1605 ed il 1610.
Il brigantino, incastrato fra i coralli, è perduto.
L’equipaggio prende terra e si porta dietro, oltre probabilmente a qualche attrezzatura di bordo la statua lignea della Madonna delle Nevi.
Gli uomini si sono salvati e per ringraziare la provvidenza si recano verso l’interno dove costruiscono una sorta di cappella votiva per la Madonna che ha salvato loro la vita. Immagine sacra veneratissima in tutti i paesi di lingua spagnola il 5 di agosto.
Nel punto originale dove sbarcarono, Los Arroyos, eressero una sorta di oratorio e posero l’immagine lignea della Madonna. Un’altra versione afferma che l’immagine fu collocata in una località conosciuta come Làzaro ove venerarono la Madonna nel breve periodo che vi rimasero.
Chi transitava per recarsi all’Arroyos passava davanti alla Cappella, sostandovi. Presto quel luogo prese il nome di “Paso de Mantua”.
Con il tempo Mantua divenne sinonimo dell’intera regione circostante.

La leggenda della Madonna della Neve
A Bartolomeo da Trento, un frate vissuto nella prima metà del XIII secolo, dobbiamo il racconto sulle origini della basilica di S. Maria Maggiore. Secondo la leggenda, nell’anno 352 d.C., ma si fa anche la data del 358, viveva a Roma un certo Giovanni, gentiluomo ricchissimo che non sapeva come spendere tutto il proprio denaro. Non aveva figli, voleva fare opere pie, ma non sapeva quale scegliere. Nella notte tra il 4 e il 5 agosto, ma c’è chi dice fra il 3 e il 4 o fra il 5 e il 6, gli apparve in sogno la Madonna che gli ordinò di costruire una chiesa nel luogo in cui il mattino seguente avrebbe trovato la neve. Il ricco signore si svegliò e mestamente pensò che la neve a Roma, per giunta in agosto, era cosa alquanto strana. Ma il bello è che la Madonna, la stessa notte apparve anche a papa Liberio e gli disse di recarsi alle prime luci dell’alba in cima all’Esquilino, che avrebbe trovato imbiancato di neve. Intanto, la notizia della nevicata estemporanea si era diffusa in tutta Roma e il papa e Giovanni, procedendo per strade diverse e seguiti da una grande moltitudine si incontrarono: la cima del colle era effettivamente imbiancata da un sottile strato di neve. Con un bastone il papa tracciò il perimetro della chiesa che il patrizio fece erigere a proprie spese.
Nel 1765 alcuni documenti provano la costruzione della parrocchia, in Mantua, dedicata alla Virgen de las Nieves, completamente fuori dal contesto della chiesa spagnola e da quella italiana. Ma il clero locale lasciò correre vista la grande devozione della popolazione che nel tempo si tramutò in una tradizione popolare “mantuana”.
La devozione verso quella Madonna era tale e così contagiosa che Guame, la cittadina accanto, nel 1876 cercò di far propria la tradizione addirittura acquistando una statua all’Avana. La festività raggiunse un tale apice di fervore religioso, talmente eccessivo che le autorità ecclesiastiche decisero di porvi fine nel 1940.


Sappiamo da documenti dell’archivio della parrocchia della Nieves di Mantua, scovati dallo storico cubano Enrique Pertierra, che moltissimi cognomi tra la popolazione bianca di Mantua sono tipicamente italiani: liguri e veneti.

Un ultimo testimone d’eccezione Miguel Angel Pitaluga Rodriguez, scomparso a 94 anni, nel 1995, di professione marinaio imbarcato su navi italiane, che ha tramandato a figli e nipoti la tradizione della fondazione della città da parte di italiani

Purtroppo la documentazione parrocchiale si limita a pochi anni: dal 1783 al 1804. Sufficiente per capire in ogni caso la provenienza di alcuni abitanti della città.
Solo pochi esempi. Troviamo una Maria Cecilia Ferrario, figlia di Antonio Ferrari Zaballo nata il 23 gennaio 1801, “natural de la Repubblica de Genova. Il padre di Antonio era Domingo Ferrari Pesana, anch’egli “natural de Genova”. Atonia Ferrari Fiallo, figlia di Antonio Ferrari Pesana di Genova, nasce il 30 gennaio 1800. Tal Benedica del Rosario Pitaluga Pereira nasce da Esteban Pitaluga Puso e Angela Pereira, entrambi di Genova.
Dal libro dei matrimoni Juana Maria Pitaluga Pereira, figlia di Esteban, nativo di Genova, si sposa il 31 Gennaio 1831 con Ramon Mendez. Francisco Dolden Cosme, figlio di Pedro, “natural de la Repubblica de Venecia”, si accasa con Maria Cosme.
Tra i defunti Antonio Quesol Blanco, natural de Genova muore nel febbraio del 1815. Nieves Ferrari Fiallo, “natural de Genova” decede il medesimo giorno.
Provenienti da Venezia in date diverse decedono Pedro Maldabi, Antonio Anezo Dias, Nicolasa Mazon Peisano, Emilia de San Lucas Evangelista Boulloza Peixano. Per quanto concerne il comandante Anatolli Fiorenzano – per alcuni il nome sarebbe Antonio – si trova una traccia nella nascita di Arsenia de la Conceptiòn Fiorenzano Rivera, nata il 14 dicembre 1897 figlia di Bautista, “natural di Maratea”, provincia di Basilicata.
La nascita di Arsenia viene registrata anche su un altro libro dove si precisa che i genitori Silverio Fiorenzano e Carmen Farmaco Fiorenzano erano “naturales” di Acquafredda nei pressi di Maratea.
La storia di questo sbarco, del brigantino Mantua, della statua della Vergine delle Nevi è sempre stata tramandata oralmente. Nulla è rimasto scritto.
I cognomi, compreso quello del Fiorenzano, sono una prova che di leggenda completamente non si tratta. Qualcosa di vero c’è.
Cercare il bandolo della matassa in questa storia è molto complesso.
Ci sono labili tracce da seguire.

Un documento inglese
Prosperus – 400 tonnellate- di Londra. Promotori: sconosciuti ma i capi a bordo erano John Williams di Londra e Pampilio Cataneo di Genova. Una nave con lo stesso nome era stata impiegata in una spedizione nel Cumberland nel 1598 di proprietà di William Shute, mercante di Londra, e una nave dello stesso nome è stata venduta da Thomas Alabaster , mercante di Londra, al Duca di Firenze probabilmente un po’ prima del 1608. Partì per le West Indies in febbraio arrivò a Espagnola in maggio con un carico di valore detto di 30.000 ducati. Juan de Tassis ambasciatore spagnolo a Londra nel 1603 fu informato nel 1604 “che quattro o cinque navi uscirono per unirsi a lui (Cataneo) delle quali due o tre ritornarono riccamente cariche e che le altre erano attese a giorni. Entro più o meno un mese una o due gli saranno inviate da Londra. Questo uomo conduce traffici con le sue navi e spesso scende liberamente a terra. Nell’ultima nave che lasciò questo paese non molto tempo fa andò un altro giovane imprenditore italiano chiamato Tiberio, che era stato laggiù già un’altra volta”. Nel novembre del 1602 Cataneo e Williams portarono la Angel Gabriel a Guanahibes (Espagnola) da Havre, Dieppe, calais e Middlegurg. da HCS 13/37; Nov 19,1604. AGS E 842, no.82 SP 98/2, fol 295.
La prima. Quella nave era stata armata, visto il periodo, la fine del XVI secolo, da Vincenzo I Gonzaga? A che scopo?
Si può pensare che, essendo nota l’eccentricità dei Gonzaga, avessero messo in piedi una sorta di spedizione in proprio alla ricerca di chissà quale tesoro.
Già in anni precedenti disponevano di un loro rappresentante in Perù e nelle lontane isole d’oriente, in grado di inviare a Mantova spezie e prodotti molto particolari. Che i Gonzaga rivendevano ad alto prezzo, per sciccheria e per profitto, alle altre corti europee. Ma affrontare la spesa di una simile spedizione, senza appoggi e alleati, era come darla per persa.
Potrebbe essere allora che la nave fosse al servizio commerciale degli spagnoli viste le strette relazioni tra i principi mantovani e la Corona. Armato dai Gonzaga era sotto contratto con mercanti spagnoli che dal 1587 appaltavano genovesi per la tratta degli schiavi voluta dalla Corona.
Ma c’è anche una parte dei Gonzaga imparentati con i duchi di Never e con i Savoia, quindi vicini al re di Francia.
La Francia aveva conquistato Florida, Louisiana e parte del Texas. Agli inizi del 1600 anche l’Alabama. Quindi nulla esclude che la nave potesse essere al servizio dei francesi come “prevateer” o pirata autorizzato con patente di corsa.
Che la nave non fosse spagnola lo si può dedurre dal suo nome a meno che non ne sia stato tramandato solo una parte. Di solito i vascelli spagnoli sono composti da più parole e molto pomposi. Suonerebbe Nostra Senora de Mantua oppure Virgen de Mantua e non semplicemente Mantua, termine che avrebbero usato francesi, lusitani, olandesi o inglesi.
Nazioni agguerrite e presenti in quel tratto di mare, non con singole navi ma spesso con flotte.
Ci sono altri due punti che lasciano perplessi, per altro molto intriganti pur di difficile soluzione: la presenza di una statua dedicata ad una specifica santa; il desiderio unanime di un intero equipaggio di rimanere su coste inospitali e sconosciute dell’isola.
Dai tempi più remoti una nave aveva a bordo un protettore. È abbastanza normale anche se dati i tempi era un po’ curioso. La Vergine delle Nevi era già conosciuta, non solo in Italia, ma in Spagna, nelle Canarie, da dove partivano molte navi con equipaggi misti sotto bandiere diverse.
Il desiderio di non rimanere sulla costa, cancellando la speranza di essere tratti in salvo, è un atteggiamento alquanto strano. La marineria dell’epoca racconta che i marinai “spiaggiati” attendevano il passaggio di una nave amica e si nascondevano all’interno solo se in pericolo di essere catturati.
Difficilmente, senza mezzi e con poca esperienza, si addentravano in territori sconosciuti. Chi evitavano e perchè? Se fossero stati al servizio degli spagnoli e inseguiti da nemici la soluzione logica era di sbarcare in qualche modo e poi cercare di rientrare nei ranghi. Se navigavano sotto bandiera inglese o francese penetrare in territorio spagnolo poteva dire morte certa.
Se battenti bandiera sconosciuta o pirata allora era come essere condannati.
Il mistero principale che avvolge questa vicenda è proprio questo: chi erano esattamente e perché si trovavano in quel luogo. E perché fuggirono verso l’interno pur sapendo cosa avrebbe potuto attenderli?

Iglesia en Mantua, Pinar del Río, Cuba. Municipios de Cuba en Guije. Foto 2009

Mantua non si sa bene quando è stata fondata ma documenti ufficiali del Cabildo de la Habana nel 1622 ne riportano il nome. Da successivi documenti risulta invece che la città sarebbe stata fondata nel 1716 o meglio sarebbe stato cambiato il nome in Guame del Sur. La chiesa della Madonna delle Nevi di sicuro è stata fondata nel 1756. Per il resto c’è un po’ di confusione ma gli storici sono convinti che Mantua sia stata fondata nei primi anni del XVII secolo.
Le ricerche per sfatare la leggenda sono lunghe e complesse.
Tracce di questa storia sono probabilmente nascoste nei documenti riposti nell’Archivio storico dell’Avana che conserva intatto tutto il periodo storico della conquista spagnola dell’isola.
Una piccola flebile traccia si trova in una documentazione in lingua inglese recentemente scovata in Canada.
Spiega con dettagli il contrabbando che si svolgeva tra i porti di Cuba e le isole vicine. Le informazioni provengono direttamente da documenti dell’Archivio di Siviglia.
Il governatore della Giamaica informa che il porto di Bayamo è un emporio di contrabbandieri.
Egli– scrive riferendosi alla sua spia – mi informa che nel porto ci sono nove navi fiamminghe, francesi e inglesi e in Guanahibes altre cinque … la foce del Rio Cauto è occupata in modo che nessuna nave possa lasciare senza il permesso dei contrabbandieri. Tra questi un tal Pompilio, un ricco genovese, che lo scorso anno ha spedito otto navi piene di mercanzia. [… ] Tra i più forti ci sono Pompilio il genovese; Cavallon, un francese; Abraham, un fiammingo; Jacques, un fiammingo; un capitano lombardo; un Mota; un portoghese che vive di furti; due inglesi che vendono materiali presi da navi dirette all’Avana; … [ ] .
Alcuni mesi dopo Antonio Osorio, governatore di Espagnola, informa la Corona che quattro grandi navi olandesi sono entrate in Guanahibes nel gennaio 1605 seguite da 17 vascelli di tutte le nazionalità.
Da questo breve tratto si comprende come da quelle parti agli inizi del ‘600 ci fosse un gran fermento. Il Mantua poteva essere parte di queste navi di contrabbandieri o al servizio di uno di questi signori senza battere una bandiera ben definita.
Oppure, in un’ipotesi assurda, la follia dei Gonzaga, ricchi ed emacipati, nella loro esagerata voglia di primeggiare ha fatto partire una nave per una missione impossibile e segreta.
L’equipaggio astutamente rimase dove trovò terra e sicurezza.