L’oro dell’Elba

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Non è un romanzo ma una storia effettivamente accaduta. Per proteggere informazioni riservate sono state apportate
leggere modifiche ma i personaggi sono reali, sebbene siano cambiati i nomi, attingendo alla fantasia, ad esclusione di quelli contenuti nei documenti. I luoghi degli avvenimenti per quanto possibile sono stati
cambiati.
Le vicende storiche sono state ricostruite da documenti, lettere autografe e testi storici riscoperti in archivi e biblioteche.
Per quanto riguarda l’attività commerciale della Compagnia Rubattino ci siamo aiutati con i quotidiani e settimanali genovesi e livornesi dell’epoca, per quanto conservati in microfilm. Annotando arrivi e partenze,
e relativi carichi trasportati dalle navi a vapore, siamo riusciti a farci un’idea dei traffici marittimi dell’epoca del Polluce.
Abbiamo letto parecchi libri sulla navigazione negli anni in cui erano in attività paquetbot con ruote a pale, tra il 1810 ed il 1860, periodo poco noto della marineria italiana. Abbiano scaricato dai siti internet di università
americane e inglesi gli spaccati e i manuali dei motori per capire
com’erano concepiti e come venivano fatti funzionare.
Per alcuni specifici argomenti sulla ricerca dei relitti abbiamo intervistato tecnici che operano con i moderni sistemi di osservazione elettronica. Volendo comprendere meglio come si siano svolte alcune parti
di questo giallo abbiamo interpellato battitori di case d’aste, marinai imbarcati sui rimorchiatori d’alto mare, specialisti d’immersione profonda, pescatori e tombaroli.
Il disegno della nave è stato ricostruito con l’aiuto di storici della navigazione, progettisti, modellisti, archivisti di molti musei marittimi europei.
Quel che ne è uscito è una traccia costruttiva del piroscafo Polluce,molto simile a quello che doveva essere per dimensione e peso. E questo è servito per effettuare i sopralluoghi e capire cos’era rimasto di quell’orgoglio della marineria genovese.
Purtroppo i disegni originali sono andati perduti assieme a tutto l’archivio della Navigazione Generale Italia (NGI) sotto i bombardamenti che Genova ha subito durante il secondo conflitto mondiale.
Le ricerche sulla quantità di preziosi e di monete trasportate dal Polluce sono rimaste infruttuose perché a nessuno è dato sapere se quel materiale fosse al seguito di ciascun passeggero o dovesse essere destinato
a qualcuno in particolare. In una cosa forse siamo riusciti.
La prossima volta che qualcuno, di qualunque nazionalità, chiederà alle Autorità di eseguire un recupero, saranno in molti a controllare adeguatamente che quel relitto non abbia requisiti archeologici e che sia
veramente quello per cui si chiede l’autorizzazione al recupero.