Relitto bombardiere JU88. La ricerca svela la missione


Il bombardiere tedesco, un bimotore Ju88, ammara al tramonto (1943, ora tramonto 18,11 circa) del 24 febbraio (giovedì) 1943 in un punto sud ovest di Minorca. I pescatori lo vedono, seguono la manovra, salvano i quattro componenti dell’equipaggio. Questa la testimonianza pervenuta.
Se inseriamo questa data nel contesto dello scenario bellico possiamo capire come la missione dello Ju88 fosse quella di andare a bombardare qualche obiettivo alleato di grande importanza. Ad un componente l’equipaggio sfugge “algeri” in risposta forse all’incauta richiesta di uno dei salvatori che pensiamo abbia domandato semplicemente da “dove venite”. Nessuno avrebbe mai fatto una simile domanda in tempo di guerra ma bisogna considerare che la Spagna in questo conflitto era neutrale pur simpatizzando per l’Asse.

Lo scenario bellico del Nord – Africa, durante la Seconda Guerra Mondiale, tra il 30 gennaio e il 10 Aprile 1943 vede il fronte italo-tedesco e anglo-americano in territorio tunisino dove le truppe dell’Asse e quelle alleate attorno alla metà di febbraio si stabilizzarono per una manciata di giorni lungo un linea pressappoco a est del tradizionale confine Tunisia Algeria.
Gli alleati avevano lanciato la loro massiccia offensiva in Nord – Africa l’8 novembre 1942 con l’operazione Torch al comando del generale Eisenhower sbarcando lungo la costa del Marocco e Algeria con il compito di spingere le forze italo – tedesche, complete di altri 60mila uomini francesi del governo fascista di Vichy, verso Tunisia e Libia al fine di intrappolarle con quelle inglesi provenienti dall’Egitto. Le armate italo – tedesche si arrenderanno, circondate, il 13 Maggio 1943.

Identificare quella missione per dare una storia a quel volo e a quei piloti non è cosa da poco perché, pur essendo i tedeschi – per loro natura – estremamente precisi e meticolosi, la situazione nei primi mesi del ’43 era molto fluttuante e gli spostamenti delle flotte aeree erano continui per sfuggire ai bombardamenti alleati.
Basti pensare che pochi mesi dopo l’Italia firmerà l’armistizio l8 settembre 1943 con gli alleati mettendosi contro i tedeschi.
I cosiddetti “ordini di battaglia” redatti dagli alleati circa le forze della Luftwaffe – individuati presso il NARA (National Archive) nel Maryland – ci fa capire che i bombardieri a lungo raggio (Ju88) erano usati per lo sgancio di “torpedo” – siluri – contro obiettivi navali. Il medesimo documento riporta che vengono usati aerei che erano di base a Creta e in Sicilia. Spezzoni di documentari dell’epoca in rete documentano i bombardamenti su Algeri – nello specifico – dei primi mesi del 1943.
Tra il 21 e 25 febbraio 1943 – nella cronistoria della Campania di Tunisia di ER Bickford – si nota un intenso traffico navale anglo americano in partenza dai porti algerini che si sposta per rifornire le basi tunisine.
L’obiettivo dello Ju88 era dunque Algeri e dintorni. Forse il suo porto. La testimonianza che ha fornito l’imbeccata è corretta: i documenti l’hanno confermata.
Da dove era decollato? Non dalla Tunisia dove, da mesi, gli Ju88 avevano lasciato le basi e dove risulta esservi solo dei BF109 (caccia Messerschmitt Bf 109).
La Luftwaffe (arma dell’aria) era suddivisa in 6 Luftflotte (flotte aeree) e ciascuna operava in ben precisi teatri di guerra. Ad esempio la Luftflotte 6 – formata nel maggio ’43 – operava nella Russia centrale; la Luftflotte III, pur avendo Ju88, operava dalle basi francesi, dall’Olanda e dal Belgio. Troppo lontane dall’obiettivo algerino.
L’unica flotta che può essere presa in considerazione rimane la Luftflotte II
che operò in Italia.
Dal bollettino delle perdite compilato dal Generalquartiermeisterabteilung si scopre che presso gli aeroporti di Ghedi (Brescia), Viterbo e Comiso (Ragusa) erano stanziati squadroni di JU88. Dal febbraio 1943 in Sicilia, probabilmente a Comiso, – come riportato dai documenti – era di stanza il Kampfgeschwader 30 (squadrone 30). La sigla corretta di questo squadrone è: II/KG 30.
Ju 88 A-4 Versione bombardiere
-Equipaggio: 4 (pilota/ mitragliere anteriore, operatore radio / mitragliere posteriore, navigatore/mitragliere ventrale) -L. 14,36 m -Apertura a: 20.08 m -H: 5.07 m -Superficie a.: 54,7 mq -Peso: 8.550 kg Max. -peso decollo: 14.000 kg -Motori: 2 × Junkers Jumo 211J V-12, 1.420 CV -Velocità m.: 510 kmh a 5.300 m senza bombe esterni; 433 km a 4.500 m con 14.000 kg -Autonomia: 2430 km -Quota max: 9.000 m senza bombe -Armamento -1 × 7,92 mm MG 81J -1 × 7,92 mm MG 81J in basso fusoliera -2 × 7,92 mm MG 81J parte posteriore tettuccio cabina -1 × 7,92 mm MG 81Z  posizione ventrale posteriore

Sempre dal bollettino delle perdite si può stabilire che a Comiso (ed anche al Elmas- Cagliari) fossero di base al 1 gennaio ’43 tra i 18 e 23 Ju88 di cui uno andato perduto il 26 dicembre 1942 su Algeri. Si noti come vi sia disparità in questi dati cosa abbastanza normale nei rapporti che si trovano negli archivi.
Poiché sappiamo che lo Ju88 è ammarato a Minorca, questo velivolo non è nelle liste alleate indicato come KIA (Killing In Action – ucciso in azione) e neppure come MIA (Missing In Action- dispersi in azione) perché è andato perduto il velivolo non l’equipaggio.
Sul database “luftwaffedata” si legge che vi furono due uscite da Decimunannu (Cagliari) per osservazioni aeree del porto di Algeri e due Ju88 che non rientrarono da incursioni sulla costa algerina in data 21 febbraio 1943.

Tutto questo conferma che lo Ju88 era stato inviato per una missione di bombardamento sul porto di Algeri o su altre postazioni alleate.
Per ogni argomento della Seconda Guerra Mondiale vi sono ricercatori appassionati che sono in grado di fornire spesso risposte ad ogni quesito bellico anche dei più modesti.
Due appassionati ci chiariscono il mistero del bombardiere di Minorca.
Secondo i databaseprovenienti dagli archivi tedeschi – lo Ju88, per la precisione modello A-4, del II/KG 30 (2° gruppo/KampfGeschwader 30) aveva la sigla 4D+MN dove 4D sta proprio per KG30.

Documento tedesco con l’annotazione a mano “insel Menorca”

L’annotazione del Quartier Generale 2/1943 (febbraio) riporta i nomi dei componenti l’equipaggio (comandante Walter Faulhaber) ed una nota a mano in cui si comprende “insel Menorca” isola di Minorca; “unverletzt in Spanien” illeso in Spagna.
Lo sfortunato Ju88 avrebbe potuto esser decollato da Comiso come da piste nei pressi di Cagliari.
Dirige sull’obiettivo assegnato, viene colpito dalla contraerea (uno dell’equipaggio è ferito), probabilmente perde anche carburante, non arriverebbe né in Sicilia né in Sardegna. Il pilota lo sa bene come sa che la Spagna è neutrale: la scelta è quasi obbligata.
Rientrando dalla quota in cui si trova vede Minorca e dovendo volare a vista – gli strumenti a disposizione erano l’essenziale – punta verso quel lembo di terra dove arriverà con i serbatoi a secco.
Verranno secondo le norme non scritte lasciati liberi e ritorneranno in Germania per riprendere a volare.


Della presenza dell’aereo nel mare di Mahon, a Minorca, si è sempre saputo. Abbiamo cominciato a cercarlo


Ma non c’era nulla da fare. I pescatori ne parlavano, saltavano fuori delle mire, ma poi sul fondo non trovavamo niente. La storia era nota perché il quotidiano dell’isola a suo tempo ne aveva parlato. L’aereo era arrivato dal mare di notte, aveva sorvolato un paio di volte una barca da pesca che stava navigando verso il porto, e l’ultima volta l’ha anche ben illuminata con i suoi fari di bordo, probabilmente per essere ben certo che l’avessero visto. Poi era sceso ed era ammarato proprio sulla rotta della barca. Vedendolo scendere in mare con tutte le luci accese, i pescatori lo hanno raggiunto subito e mentre l’aereo si inabissava hanno sentito le urla di richiamo degli aviatori, i quali, appena la barca si è fermata, hanno cercato di salire a bordo aggrappandosi ai bordi di legno. Il ponte della barca, però, era completamente ingombro di pesci (allora si pescava tanto) e moltissimi erano gli scorfani e le tracine. Per cui, muovendosi a tentoni con le mani, gli aviatori si beccavano delle punture tremende, che in un primo tempo hanno scambiato per colpi inferti dai menorchini per non farli salire a bordo. I pescatori, invece, volevano solo aiutarli e far loro capire di spostarsi verso una zona pulita della barca. Insomma, c’è stato un po’ di parapiglia, ma alla fine tutto si è chiarito e i 4 tedeschi sono riusciti a mettersi in salvo. Uno di loro era ferito a una gamba da una pallottola di mitraglia.
I pescatori hanno offerto loro delle arance e mentre navigavano verso il porto uno dei tedeschi ha raccontato che provenivano da Algeri, dove erano stati a bombardare qualche base nemica. Il comandante se n’è accorto e gli ha ordinato di stare zitto. Comunque, l’aereo, evidentemente colpito da una contraerea o da un caccia, è tornato verso a casa e quando si è trovato su Minorca in realtà pensava di essere a Maiorca. I pescatori hanno portato gli aviatori alla base navale spagnola, dove li stava già aspettando il console tedesco, che li ha fatti cambiare con vestiti asciutti e li ha mandati subito, la mattina successiva, a Palma di Maiorca, dove i tedeschi credo che avessero una sede diplomatica ben organizzata. Noi abbiamo i nomi dei pescatori, che adesso non ricordo, e le cronache dell’epoca, che dicono tutte la stessa cosa. Abbiamo impiegato molto a trovarlo perché nel frattempo era stato agganciato da una strascicante, che lo ha tirato su e poi rilasciato immediatamente. Ma l’aereo, affondando di nuovo, deve aver planato parecchio perché noi lo abbiamo individuato per caso abbastanza lontano dal luogo dell’ammaraggio (G.P).

 [SLGF id=1108] Testo pubblicato sul mensile SUB- foto Guido Pfiffer 

I commenti sono chiusi, ma riferimenti e pingbacks sono aperti.