SS Persia, l’intervista

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Traduzione dell’intervista telefonica a Moya Crowford – Deep Tek- Fife, Scozia
di E Cappelletti


-Signora Crowford com’è cominciata quest’avventura dei recuperi marini?
-Abbiamo messo in piedi questa impresa di recuperi commerciali quando abbiamo compreso che c’era uno spazio vitale in cui operare. Quando ho incontrato mio marito, Alec si occupava di recupero di materiali ferrosi in basso fondale da molti anni. Per affrontare il problema della profondità serviva qualcosa di diverso. E i tempi erano maturi. Passo dopo passo Alec ha sviluppato nuovi strumenti tra cui nuovi cavi ombelicali costruiti manualmente in fibra naturale che possono superare la convenzionale profondità dei 1250 metri. Perfezionammo un sistema di sollevamento che poteva portare in superficie fino a 12 tonnellate da 1800 metri di profondità.
Così tentammo la sorte con un relitto tra Sicilia e Tunisia che consideravamo in acque internazionali. Potevamo raggiungere le sue stive che contenevano 750 mila sterline di lingotti di alluminio. L’impresa non andò a buon fine perché la Tunisia aveva allargato i limiti territoriali a diciotto miglia ed il relitto secondo loro ricadeva nella loro giurisdizione.

Moya Crowford

-Fino ad arrivare al piroscafo inglese Persia
-Gemella dell’Egypt, il Persia ha un carico di un certo valore e noi avevamo la strumentazione adatta per andare ad esplorare il relitto ed a recuperare eventualmente il suo carico.

-In un settimanale scientifico inglese di recente uscita l’autrice scrive dei segreti che ancora conserva il Persia?
-Si riferisce all’oro ed all’argento che non abbiamo trovato e che crediamo il piroscafo trasportasse. Abbiamo tagliato la coperta, siamo arrivati fino alla camera blindata, l’abbiamo aperta e controllata ma all’interno non abbiamo trovato quello che si supponeva vi dovesse essere. Credo che l’autrice si riferisca a questo.

-Oltre i dati sul libro di bordo del comandante dell’U38 Valentiner che riporta le coordinate dell’affondamento eravate in possesso di altre informazioni sul probabile punto del naufragio?
-L’unica informazione in nostro possesso erano quelle coordinate. Considerando che stavamo cercando un relitto ad una profondità di tremilaseicento metri penso che abbiamo fatto qualcosa di eccezionalmente ben fatto. La parte più impegnativa del lavoro era appunto quello di individuarlo e non la fase del recupero. Un po’ come fecero i palombari della Sorima per l’Egypt. Ci volle molto tempo ad individuarlo.
Siamo stati fortunati, per certi versi. Abbiamo potuto disporre dei dati di una ricerca di quella parte di fondale marino effettuati da una spedizione scientifica francese che aveva eseguito un dettagliata scansione su due porzioni di mare ad ovest di Creta. Il lavoro che avevano eseguito era stato fatto con molta accuratezza usando una ricerca incrociata [in termine tecnico si chiama dog-leg, a passo di cane, vale a dire molto lentamente, molto vicino al fondo prima in un senso e successivamente in perpendicolare]. Nel punto in cui era situato il relitto il fondale marino ha un andamento collinare con profonde crepe ed appunto su una di queste dorsali che abbiamo individuato il Persia.

-In che condizioni si trova la nave?
-Il relitto è appoggiato con la chiglia sul fondo leggermente sbandato sulla dritta. La parte di coperta è molto corrosa, ma scendendo verso il suo interno le condizioni migliorano e possiamo dire che è in buone condizioni considerando il tempo che ha passato sott’acqua e la profondità. L’acciaio della struttura è ancora molto solido. In coperta non vi è più alcuna struttura. Il fumaiolo è caduto, gli alberi sono spariti e l’azione della corrosione è abbastanza evidente. Tutto sommato però è ancora in ottime condizioni. Tutt’attorno ci sono detriti e avvallamenti prodotti dall’onda d’urto della nave quando si è appoggiata sul fondo. Molto somigliante al Titanic per rendere l’idea.

Inder Singh

-Molto spesso viene menzionato Inder Sing, personaggio del seguito del maharaja. E viene detto che costui sarebbe un parente alla lontana di suo marito Alec
-Non è corretto. Inder Sing era il custode dei bene del suo signore. L’antico parente di mio marito era un sergente inglese impiegato presso il maharaja che ha lasciato ben poco. Durante le ricerche storiche ci siamo imbattuti in altri documenti e testimonianze ed una in particolare di queste ha fornito informazioni vitali.

-Capisco che prima di approntare una simile operazione le ricerche storiche devono essere, come sempre, accurate e devono fornire informazioni precise. Che tipo di informazioni avevate a vostra disposizione?
-Sapevamo che il Persia trasportava i gioielli del maharaja, ma non era quello il nostro obiettivo principale. Si è detto e scritto che fosse effettivamente quello a cui miravamo. Non è così. Il nostro obiettivo era l’oro, l’argento ed i diamanti di proprietà del governo inglese. C’era anche una certa somma di piastre egiziane dirette in qualche paese medio orientale. L’informazione complessiva del carico proviene da ricerche d’archivio.

-La legge inglese permette di acquistare il relitto di una nave. Avete acquistato il Persia?
-Effettivamente esiste una legge che riguarda le navi commerciali che trasportavano materiale per conto del governo durante le due guerre mondiali. Quando si verifica il caso in cui l’assicurazione ha pagato la perdita al governo allora si può disporre del relitto.

[In altre parole chiunque può acquistare il relitto di un nave con queste caratteristiche.
L’esempio più noto, perché scoperto, è stato il relitto del Glenlogan usato dai recuperatori illegali anglo italiani per la copertura del furto dei gioielli del relitto del Polluce all’isola d’Elba. Il relitto era stato acquistato dalla società fittizia direttamente dal governo inglese ed il contratto prevedeva che una certa quantità del carico recuperato andasse al governo stesso. Tutto questo perché l’assicurazione aveva già pagato al governo, appena dopo la prima guerra mondiale, il valore del carico andato perduto.]

-Ma pensa che davvero vi sia quanto dice sul Persia e che sia ancora nascosto da qualche parte?
-Per quanto posso immaginare oro, argento e diamanti sono ancora dove sono stati originariamente sistemati. Durante le nostre ricerche abbiamo capito comunque una cosa.
Gli U-boat tedeschi che operavano nel Mediterraneo attaccavano senza preavviso ma spesso ordinavano a passeggeri ed equipaggio di mettersi in salvo prima di silurare la nave. Nel frattempo andavano a ripulire la cassaforte. Gli inglesi sapevano di questo comportamento e di conseguenza molte navi partivano con carichi inesistenti. La nostra supposizione è che il carico non fosse stato sistemato nella camera blindata proprio per questa evenienza. Il Persia, dalle testimonianze dei sopravissuti affondò in cinque minuti. Incredibile fu ritrovare i giornali che informavano del siluramento dell’Ancona avvenuto nel novembre 1915, poco tempo prima. Quello che avremmo voluto trovare giace da qualche parte nel relitto e non sappiamo dove. Siamo entrati nel deposito bagagli, in quello della posta ed in altri luoghi dove si poteva supporre si potesse trovare quel prezioso materiale ma in nessuno di questi abbiamo trovato traccia.

-Pur capendo l’atto ostile ed ingiustificato del comandante tedesco [siluramento di un piroscafo passeggeri senza preavviso] asserisce in un’intervista sull’Indipendent che c’è qualcosa di lugubre nell’approfittare del suo atto. Perché?

[La domanda non è casuale. Da molte parti si pensa che coloro che si accingono a recuperare materiali preziosi in relitti che hanno avuto la perdita di centinaia di persone non sia altro che la profanazione di una tomba. La polemica è di recente datazione sorta per le continue asportazioni dal Titanic e da altre navi ritenute storiche.]

-In ogni tipo di recupero si approfitta della sfortuna di altri. Fin dall’inizio di questa impresa abbiamo sempre pensato che Valentiner abbia compiuto un crimine di guerra. Quando si entra in modo più profondo nella storia si scoprono storie personali dei passeggeri che ti coinvolgono e che fanno pensare. È necessario comunque tenere presente il periodo in cui si è svolto questo fatto. L’atteggiamento del comandante tedesco è sicuramente criminoso ma non lo si può scindere dal contesto di un conflitto dove anche gli inglesi si comportavano con atti indiscriminati. Coloro che sono morti non si possono riportare indietro però si può evitare in qualche modo di profanare quella che è considerata la loro tomba. Si può comunque portare a compimento l’impresa di ricerca senza distruggere sistematicamente tutto.

-A quanto capisco avete calato a quella profondità uno strumento in grado di tagliare la lamiera e recuperare il materiale, guidato dalla superficie, via cavo ombelicale e controllato visivamente da un Rov. Come avete superato il problema della lunghezza del cavo ombelicale ed il suo peso?
-Diciamo che sul fondo abbiamo operato con una sorta di benna da taglio, esempio preso dagli italiani della Sorima. Il meccanismo, simile ad un robusto paio di forbici, oltre a questa funzione può anche bucare, afferrare e sollevare qualche tonnellata di peso, strumento multiuso comandato da un cavo ombelicale che sopporta non solo un buona percentuale di stiramento ma ha la capacità di essere neutro sott’acqua e non subisce lo schiacciamento della pressione. È un brevetto della Deep Tek, la nostra azienda, elaborato da mio marito, che altre aziende di recupero stanno pian piano impiegando.

-Tornerete su quel relitto?
-Se le ricerche d’archivio che stiamo ancora facendo porteranno a scoprire l’ubicazione del carico, di sicuro torneremo. Il problema risiede nel fatto che, essendo un carico di proprietà governativa, e visto lo stato di guerra al momento del naufragio, può essere stivato ovunque. Il Persia è lungo 150 metri. È inimmaginabile pensare di esaminarlo tutto fino alle stive. Se l’informazione che cerchiamo verrà a “galla” allora prevediamo che si possa effettuare una seconda spedizione.

-I rubini che avete recuperato appartengono ai discendenti del marahaja?
-Avendo recuperato materiale prezioso da un relitto in acque internazionali, seppur di bandiera inglese, per la legge britannica doveva essere consegnato, all’ingresso sul suolo inglese, al Receiver of Wreck, l’ufficio preposto per questo tipo di acquisizione del Coast Guard. Trascorso un anno ed un giorno, se nessuno si fa avanti per reclamare la proprietà degli oggetti depositati, questi diventano proprietà di chi li ha recuperati.

[In questo caso il recupero della preziosa collezioni di rubini, stimata in 30 milioni di sterline, sarà di proprietà della società che ha effettuato il recupero, la Deep Tek di Moya ed Alec Crowford.]

-E nel futuro qualche altro recupero come questo?
-Ci stiamo preparando per andare a recuperare il carico di un altro relitto, trecento miglia sud ovest dell’Irlanda.

-Mare freddo, sempre mosso e profondo. Che tipo di carico?
– Undici milioni di sterline in argento.

Non riesco a trattenermi dal sorridere e Moya fa la medesima cosa.


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