SS Persia, storia di una coppia e di un tesoro

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La foto dei coniugi Crawford risale a qualche anno fa.
Sembrano una coppia di tranquilli allevatori scozzesi e invece no, sono tra i più arditi cercatori di tesori sulla piazza. Alle spalle si nota la loro imbarcazione con la quale – almeno all’epoca della foto- andavano in giro per mare.
Di loro si sa ben poco, si muovono sempre con molta circospezione, agiscono senza molto chiasso e alcuna pubblicità. Trovarli non è semplice per via della loro attività. Per avere informazioni sul recupero di parte del contenuto del Persia dovetti girare molto, le informazioni erano stringate, nulla che potesse mettere assieme una storia. Cercai il telefono della loro ditta, in Scozia, e parlai direttamente con lei, la signora Moya. Forse perché capì che parlavamo la medesima lingua – avevo accennato all’Ancona che poco prima avevo subito la medesima sorte – o che avevamo gli stessi interessi, Moya, sempre con filo di riservatezza, rispose se ma e senza se.

Mi spiegò anche – senza che esplicitamente lo chiedessi – come funzionava quell’aggeggio incredibile che suo marito aveva costruito seguendo l’idea dei palombari italiani della Sorima e la sua nuova invenzione con cui era riuscito a calare lo strumento esattamente sul punto richiesto per sbriciolare la cassaforte e riportare a galla, dalla profondità di 3600 metri, l’intera collezione di rubini del maraja. Sperimentarono il loro aggeggio, solo apparentemente rudimentale – che Alec il marito essere la continuazione dei lavori della Sorima dell’ingegner Quaglia – su un container francese con un carico di zinco e rame in lingotti (500 ton) a 1250 metri di profondità in pieno Oceano Atlantico. Unica operazione nota, delle altre non si sa nulla. In una loro rara intervista i Crawford reagirono male per essere stati chiamati “cacciatori di tesori”. In quell’occasione Moya specificò che si ritengono più scienziati con il senso della missione, della scoperta. Non quella dei quattrini. Ognuno la pensi come preferisce su questo argomento.
Ho ripubblicato la storia che scrissi allora perché probabilmente affascina per la sua semplicità in mondo come quello di chi cerca navi perdute, e il loro contenuto, in cui alle volte l’unico traguardo è ben altro che la conquista del bottino.