SS Persia, un segreto di famiglia

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La conoscenza che sul Persia vi fosse un tesoro proviene anche da una sorta di segreto di famiglia. Lo zio del padre di Alec Crowford – proprietario della Deep Tek, l’azienda di recuperi subacquei scozzese – era al servizio, come sottufficiale dell’esercito britannico, del maharaja Jagatjit Singh di Kapurthala.

Il Maharaja Jagatjit Singh-Ma di Kapurthala

Di conseguenza si era sempre tramandata in famiglia la storia dell’affondamento e della perdita di un consistente patrimonio personale del principe indiano senza mai saperne effettivamente la consistenza.

Chi al contrario sapeva bene come effettivamente stavano le cose era un personaggio del suo seguito una sorta di segretario molto privato.
Inder Singh, questo il suo nome, accompagnò il sovrano in tutti i viaggi che fece attorno al mondo. Ricordato per le ricche vesti che indossava con eleganza, era un sikh alto e magro, tanto che spesso alle manifestazioni ufficiali era molto più applaudito del suo sovrano.
Ogni anno il maharaja si spostava con seguito e cinque mogli per viaggi che duravano sei mesi. Amava, ed era particolarmente attratto dalla Francia, tanto che costruì il suo palazzo con architetture simili a quelli di Fontainbleau e Versallies.
Malgrado lo scoppio della prima guerra mondiale il 2 marzo 1915 lasciò Bombay diretto verso l’Europa sul piroscafo Caledonia.
Fece una breve visita in Egitto, poi a Parigi e quindi in Spagna da dove si diresse in America sul piroscafo francese S.S. Patria, visita che durò la bellezza di quattro mesi. Il 15 agosto 1915 rimise piede sul suolo britannico. Incuriosito dallo svolgimento della guerra volle andare a vedere come stavano le cose sul fronte ed assistette anche ad un bombardamento a Reims e Bosches da parte delle truppe francesi.

L’intera corte del maharaja in una foto dell’epoca

Nell’ultimo periodo della sua visita in Francia questo ricco signore risiedette a Nizza in attesa di salpare con il piroscafo Persia da Marsiglia.
Le informazioni che il suo entourage ricevette dodici ore prima della partenza furono alquanto clamorose: il Persia avrebbe potuto essere attaccato dai sommergibili dell’impero austro-ungarico.

Furono ore concitate. Inder Singh propose al maharaja di non salire su quella nave, prenderne un’altra, e per confondere le spie sarebbe salito lui stesso con una parte dei dignitari e con il carico. Così fu fatto. Tutte le ricchezze del maharaja ed una parte consistente dei suoi gioielli furono caricati a bordo e il Persia lasciò Marsiglia diretto a Malta. A bordo erano tutti convinti che quel signore elegante vestito di bianco e con tanto di turbante fosse il maharaja in persona.
Con il finto sultano su quella nave anche gioielli e pietre per un valore di un milione di sterline, acquistati a Londra, a Parigi e negli Stati Uniti, dono per le sue innumerevoli concubine. Il 30 dicembre 1915 il Persia colpito da un siluro affonda.
Inder Singh, non più giovanissimo, finisce in acqua a seguito dell’esplosione, trova un pezzo di legno a cui aggrapparsi e vi rimane tre giorni prima di essere salvato.
Non passa molto tempo e la notizia dell’affondamento giunge a Aujla, il villaggio natale di Inder Singh. Per fortuna, dopo giorni molto tristi, un messaggero annuncia che Inder si è salvato e questa volta il villaggio esulta di gioia.
Il maharaja nel frattempo imbarcatosi su un vascello olandese, il Prinz Due, raggiunge prima l’Egitto quindi con il vapore Medina sbarca nel suo regno il 18 gennaio 1916, sano e salvo.
Maj-Gen Kuldip Singh pronipote di Inder Singh ricorda come il maharaja venisse da allora ogni anno in occasione della caccia a trovare Inder Singh che per l’occasione aveva costruito una casa all’europea proprio fuori dal villaggio.
E ricorda di suo padre, Suchet Singh, divenuto ispettore generale di polizia dello stato di Kapurthala e poi membro del parlamento, che spesso ricordava di aver bevuto il suo primo whisky all’età di 11 anni all’annuncio della salvezza dello zio.

Moya Crowford non solo si è basata sui ricordi del pro zio di suo marito e sui racconti di Inder Singh ma ha eseguito personalmente ampie ricerche d’archivio durate molti anni.
La conferma che lo zio non avesse mentito è venuta da un documento ufficiale dell’amministrazione dello stato di Kapurthala in cui si afferma che il maharaja perse in quel naufragio tutti i suoi effetti personali. In altre parole tutta la preziosa collezione di gioielli.
Ma i gioielli del maharaja sono solo un dettaglio. I documenti che trattano dell’imbarco di ben altro esistono, manca solo l’informazione di dove siano stati sistemati per evitare che cadessero in mano tedesca.


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